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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

Un giorno di pioggia - cartone animato realizzato dai ragazzi della scuola media Breda

Una ventina di ragazzi della III media F della scuola Breda si è impegnata in un favoloso laboratorio. Un percorso maturato passo a passo e 15 ore di incontri alla Biblioteca dei Ragazzi hanno dato vita a un magnifico cartone animato dedicato alla Falck e alla città di Sesto passata e presente.
I ragazzi hanno lavorato insieme per stendere il testo guida dell’animazione, che potete leggere in questa pagina. Poi si sono dati da fare con matite, colori e tanta fantasia per creare le immagini, che sono state fotografate. Circa un migliaio di fotografie!!!
A questa prima fase del lavoro è seguito il montaggio...

Ed ecco a voi il cartone animato! una cinepresa

Grazie a tutti i ragazzi per questo splendido regalo e alla loro insegnante Cossio Giulia, a Giovanna Gelmi, che con i ragazzi ha lavorato sul testo, e a Francesco Grande che li ha seguiti nel laboratorio di animazione.

Un giorno di pioggia

È un nebuloso giorno di pioggia. Il maggio 1943 è stato veramente disastroso: ci hanno detto che non sono disponibili le colonie estive per i nostri figli a causa dei bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale e, inoltre, gli incidenti nella mia fabbrica sono aumentati notevolmente.
La preoccupazione cresce ogni giorno, perché non so dove lasciare mio figlio per l’estate e la paura di farsi male ci mette continuamente in allarme.
I miei pensieri si sciolgono nella pioggia che incomincia a battere più violentemente sul mio ombrello scozzese. Corro velocemente dentro la fabbrica dove c’è un nuovo avviso che cattura all’istante il mio sguardo. Il cartello dice:

 i ragazzi della 3 F della scuola Breda al lavoro, alcune immagini del cartone animato

QUI  È VIETATO PRONUNCIARE
PAROLA ALCUNA DI SCORAGGIAMENTO,
DI STANCHEZZA, DI CRITICA O TENDENTE
A DIMINUIRE LA NOSTRA ENERGIA PATRIOTTICA
E LA FIDUCIA ASSOLUTA NEI NOSTRI CAPI
E NEI NOSTRI ALLEATI.

Come è possibile che dopo tutto quello che è successo ci dicano queste cose? Come possono non riconoscere il nostro duro lavoro fatto di sudore e amore? Come si può avere fiducia in uno Stato che ci ha ridotto così?

Questa mattina ci siamo alzati presto per aiutare a ricostruire le fabbriche che i tedeschi hanno distrutto. Non è proprio il nostro lavoro: prima lavoravamo al laminatoio. Adesso dobbiamo aiutare a ricostruire le industrie se no resteremo senza lavoro. Non sappiamo se è più difficile fare questo lavoro da manovali o lavorare al laminatoio che era un impianto di avanguardia. C’erano dei blocchi di ferro da appoggiare sui rulli che li portavano a un forno, trasformandoli in lamine, adesso ci sono questi muri da ricostruire.

Esco dallo stabilimento Falck molto stanco, ma chiacchiero con i miei compaesani Renzo e Giorgio. Dico sconsolato: “ Di questi tempi niente va per il verso giusto!”
“ Hai proprio ragione, ma che fare? Andiamo a  mangiare che magari ti passa!”
“ No, sono troppo stanco, non vedo l’ora di toccare il letto e dormire!”
“ Ci vediamo domani, allora!”
“Sì. Ciao.”
Mi allontano e lascio Renzo e Giorgio mentre continua a scrosciare la pioggia. Mi riparo alla meglio sotto i tetti e rialzo il bavero della giacca.
Entro nella cooperativa di via Falck, prendo un panino col salame e un quarto di vino prima di andare al dormitorio degli operai lì vicino. Sono triste: mi viene in mente la famiglia. Chissà come stanno…Ancora un giorno e poi a casa. Meglio non pensare… Ancora un giorno…
Col pacchettino del panino sotto il braccio e la bottiglietta di vino in tasca mi avvio, al dormitorio di via Mazzini, scansando le pozzanghere. Il portone è pesante e arrugginito, non si lascia aprire con facilità. È buio, faccio pressione e, tenendomi al corrimano, salgo le scale stando attento a non inciampare. Finalmente un po’ di luce: salgo fino al terzo piano e apro la porta dello stanzone. Non c’è nessuno. La vista dei quattro letti mi conforta: vado al mio posto, il secondo a destra vicino alla finestra. Metto il panino e il vino sul comodino e mi siedo.
Mentre tolgo la giacca penso che la mia vita è proprio dura: la guerra, la lontananza dalla famiglia, il lavori in acciaieria, la miseria…
Ripenso a tutto quel lavoro, alle ore spese a tirar su chili e chili di acciaio destinati a diventare armi contro i Tedeschi, all’avviso messo nella portineria dello stabilimento Vittoria, a quel povero ragazzo che aveva perso tre dita in quello stupido incidente sul lavoro!
Tolgo la giacca e mangio arrabbiato il mio panino.

Una ventata di aria fresca mi dice che anche per questa settimana è finita. È il momento che sogno da giorni, che mi fa arrivare a questo maledetto lavoro senza scendere alla fermata prima e vagabondare in cerca di libertà. Peccato che sia solo quattro volte al mese. Vedo la sagoma della passerella che passa sopra i binari del treno. Allungo il passo, di quanto me lo permette la folla per la strada. Ecco, ci sono: sotto di me si snoda la ferrovia, ma sono in anticipo, ancora non è attraversata dai treni. Mi appoggio alla ringhiera; guardo i brandelli di cielo dorato e la luce tingere allo stesso modo le nubi, ultimi resti di un giorno piovoso. Quasi ho la pelle d’oca. Vedete, quella non è solo una passerella.

Come ogni volta, passando di lì, per un momento vedo quel ponte svuotarsi da tutta la gente frenetica che lo popola di solito. Vedo me stesso appoggiato di nuovo alla ringhiera, quasi nello stesso punto della prima volta. Ma le mani che intreccio davanti a me non sono magre e callose come al solito: sono le mani di un sedicenne, che ancora non ha conosciuto il lavoro in fabbrica. Quel giorno sarebbe stato il primo: mi vedo guardare il treno che mi ha portato fino lì ripartire lungo i binari. Non voglio muovermi da lì: sarebbe come confermare che i miei sogni sono definitivamente andati in frantumi.
Non mi interessa lavorare in fabbrica. Io voglio fare il chitarrista. Ma mio padre non lo vuole capire e non lo capirà mai.
All’improvviso, senza potermi controllare, scoppio a piangere. Mentre sento le lacrime scorrere, scorgo una figura sul ponte. È una ragazza. La conosco, si chiama Adriana, ci ho già parlato. È figlia di un compagno di lavoro di mio padre.
Mi saluta soltanto, ma in un attimo mi ritrovo a raccontarle i miei problemi.
L’ho sposata quattro anni dopo. Per questo la passerella è così importante per me. Da un lato il mio incubo quotidiano, dall’altro Adriana, mio figlio, la mia vera vita.
È arrivato il treno. Con un sorriso di speranza mi avvio verso casa.

Oggi la passerella non c’è più: Sesto è una città moderna e urbanizzata. Molti centri commerciali hanno preso il posto delle fabbriche: lì domina il divertimento, che nell’età industriale era molto limitato, poiché il pensiero principale di ogni uomo era quello del lavoro, per sfamare la propria famiglia.
Nelle industrie il lavoro degli operai è quasi del tutto sostituito da macchinari di tecnologia avanzata. Le condizioni di vita rispetto a prima sono molto migliorate.

Un giorno di pioggia - cartone animato realizzato dai ragazzi della scuola media Breda si trova in:

  • Sportelli - Sesto San Giovanni per l'UNESCO - Italiano, English - 13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

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