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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

La città delle fabbriche - intervista a Elisa Bolchi

Il saggio della scuola di Danza Aurelio Milloss del 2007 è dedicato a Sesto, la città delle fabbriche e porta alla ribalta un tema tutto sestese, che a suon di musica e a passo di danza si intreccia con l’esperienza diretta dei suoi cittadini.
Sul palcoscenico potete vedere le allieve e gli allievi impegnati in questi splendidi spettacoli:

  • Fabbrica di metallurgia pesante - corso classico intermedio per adulti
  • Il dopolavoro: il calcio - corso classico intermedio 2
  • Il dopolavoro operaio: le bocce, la balera  - corso classico avanzato
  • Le operaie - corso classico avanzato
  • Gli ingranaggi della fabbrica - corso classico intermedio 2
  • Le pubblicità - corso classico avanzato, classico intermedio 2
  • Per saperne di più su come è nato questo spettacolo, abbiamo intervistato Elisa Bolchi, allieva di 
    vecchia data e segretaria alla Scuola di Danza, che ha partecipato al saggio.

    Come è nata l’idea del saggio?

    L’idea è partita dalle allieve del corso avanzato. Volevano dare risalto a una storia cittadina che potesse conferire al luogo in cui viviamo un titolo importante: quello di "patrimonio dell’umanità".

    Quindi sapevate che Sesto voleva candidarsi per la lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO? Come ne eravate venute a conoscenza, voi allieve, intendo? Cosa pensavate di questa intenzione dell’amministrazione?

    Io lo sapevo perché, in qualità di docente di inglese presso la Civica Scuola di Lingue, avevo fatto da interprete per la delegazione che era venuta a far visita alla città. Ci era stato illustrato il progetto e ne avevo poi parlato con le mie compagne di corso, le quali lo vedevano come una grande opportunità per la città e pensavano che la candidatura di Sesto fosse un ottima “scusa” per dare risalto alla storia della città.

    Come avete affrontato questa tematica complessa?

    Le insegnanti e la direttrice hanno svolto un lavoro di ricerca storica, quasi "archeologica", per scoprire quali fossero i tratti distintivi della Sesto delle fabbriche, e quel mondo è rappresentato nella fase del balletto del "Dopolavoro", in cui ci sono le squadre di calcio, la bocciofila, la balera, tutte realtà organizzate e promosse dagli industriali "illuminati" dell’epoca passata. Inoltre si è fatta una ricerca sulle fabbriche cittadine più importanti e nel balletto si sono rappresentate le più caratteristiche.
    Per conto mio, mi sono appassionata alla cosa e un giorno  sono andata in un ex circolo operaio a chiedere se qualcuno ricordasse i colori delle squadre della Sesto operaia. Gli anziani presenti si sono messi a discutere delle maglie ossevando vecchie foto, che però purtroppo erano in bianco e nero!

    Il saggio copre anche l’epoca più moderna. A quali fenomeni avete dato risalto?

    Nel periodo degli anni ’50, emerge il famoso “miracolo economico”, con la disponibilità di nuovi prodotti, come, tra gli altri, la gomma piuma. Lo spettacolo si conclude con questa epoca più moderna, con l’avvento della pubblicità, fenomeno fondamentale che vide la collaborazione anche di grandi artisti come De Pero.

    Come avete scelto le musiche?

    Le musiche sono state scelte perché rappresentative del periodo, come quelle del Trio Lescano che sono state utilizzate per i balletti del dopolavoro operaio, o perché ben si adattavano alla rappresentazione per i loro suoni e rumori suggestivi..

    Come avete preparato le allieve e gli allievi? Come li avete sensibilizzati al tema? Gli allievi hanno accettato la proposta con entusiasmo, oppure sentivano estraneo questo contenuto?

    Per far sì che il tutto fosse comprensibile anche per le allieve più giovani e non rimanesse quindi un discorso sterile, abbiamo organizzato anche un incontro formativo con un ex operaio che ha raccontato la storia di Sesto, e le insegnanti hanno spiegato alle allieve quale fosse il ruolo dei personaggi che le allieve avrebbero interpretato, non solo nella storia dello spettacolo ma nella storia cittadina.


    La scuola di danza Aurelio Milloss è stata inaugurata nel 1963. Erano ancora tempi di grandi fabbriche. Con quale intento è nata la scuola? La scuola al tempo rappresentava la composizione sociale di Sesto? Intendo, c’erano tra gli iscritti molti figli di operai o operai loro stessi?

    La scuola nacque con l’intento di fornire un’offerta culturale di qualità ai cittadini sestesi, una formazione non solo da un punto di vista intellettuale e culturale, ma anche di sviluppo psicofisico.
    La composizione delle allieve della Scuola Civica è sempre stata molto eterogenea, e quindi contava certamente diverse figlie di operai fin nei primi anni della sua storia.

    La città delle fabbriche - intervista a Elisa Bolchi si trova in:

    • Sportelli - Sesto San Giovanni per l'UNESCO - Italiano, English - 13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

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