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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

Sesto. Le radici - la parola al protagonista Giorgio Soave

Dall’intervista con la regista Sabrina Bonaiti emerge che la storia di Giorgio Soave sulle tracce del nonno a Sesto non è un pretesto per filmare, ma l’ossatura reale dell’intera vicenda. Intendo: tu eri davvero in cerca di Silvio Soave. Mi piacerebbe capire meglio l’innesco di questa indagine. Perché, a un certo punto, hai sentito il bisogno di ritrovare la memoria di tuo nonno?

"Ero da poco andato in pensione e avevo molto tempo libero. Inoltre era da poco morta una mia vecchia zia, l’ultima parente più anziana di me, la memoria storica della famiglia. Mi rendevo conto che si stavano perdendo tutte le informazioni sulla famiglia, che da giovane, troppo occupato dal lavoro e dai figli, non mi ero preoccupato di raccogliere.
Così ho deciso che era venuto il momento di ricercare un po’ di notizie, in particolare su questo nonno che sembrava essere stato un personaggio importante e che non avevo neppure conosciuto perché era morto prima della mia nascita."

il protagonista Giorgio Soave

 

immagini dal video
Come è avvenuto il contatto con Sabrina? Prima di incontrarla, avevi già in mente una tua strategia di ricerca?

"Prima di incontrare Sabrina avevo partecipato alle discussioni su un forum, ormai chiuso, e lì avevo scritto di questo mio nonno. L’archivio del forum era stato salvato e lì Sabrina, alla ricerca di un tema per il suo film, aveva trovato lo spunto e il mio indirizzo e-mail. Così mi ha contattato. Una vera combinazione favorevole di fatti."

Non è strano mettersi alla ricerca di una persona del passato e ritrovarsi protagonista di un film? Insomma, nel film stavi recitando te stesso e nella realtà eri impegnato in “un’indagine di famiglia”, qualcosa di piuttosto personale. Come ti sei sentito in questo ruolo che non era una parte affidata?

"Sì, è strano. Non avevo mai avuto esperienze del genere. Il film però usa la mia storia come filo conduttore, ma in realtà è rivolto a ricostruire la storia antifascista di Sesto. Comunque Sabrina mi ha aiutato, molto efficientemente, a ritrovare notizie di mio nonno, in anagrafe e all’archivio storico e all’ospedale di Milano dove mio nonno è morto."

Il film ha una forte presenza corale. Tu sei sulle tracce di una persona, ma nel film incontri una comunità tramite l’apporto di vari testimoni. Che impressione ti hanno fatto questi sestesi? Pensi che saresti riuscito a entrare facilmente in contatto con loro senza l’occasione di questo film? Ti sei davvero sentito più vicino a tuo nonno Silvio grazie ai loro racconti?

"E’ stato entusiasmante per me entrare in contatto con questi personaggi e ricostruire insieme a loro la storia dell’antifascismo sestese. Sono personaggi affascinanti, sono la storia in carne e ossa: dei monumenti viventi.
Io sono nato e cresciuto a Sesto fino a quando ho cominciato a lavorare e ho cambiato città, ma non ho mai partecipato ad attività politiche, sia per il disinteresse dei giovani per la politica, sia per l’impegno negli studi. Per cui non sono venuto in contatto con ambienti in cui avrei potuto trovare notizie di mio nonno. Mio nonno, nonostante esista quella lapide in cui viene celebrato come martire antifascista, risulta assente da altre documentazioni dell’antifascismo e sconosciuto a quegli anziani che allora facevano lotta politica. E’ un mistero non risolto, anche se grazie agli incontri e ai racconti sestesi ho potuto parzialmente riannodare le fila."

Il nonno Silvio è il protagonista “nascosto” del film. Hai proseguito le ricerche sul nonno dopo il film?

"Le ricerche sul nonno credo che ormai siano concluse. Mio nonno è morto nel ’31. I miei parenti sono tutti morti e anche altri che potevano ricordarsi di lui. Per un po’ ho avuto il dubbio che mio nonno fosse di origine ebraica (il cognome lo farebbe pensare).

Mio padre fu battezzato solo quando si sposò, nel ’37. Mi disse che lo aveva fatto per evitare i fastidi, che gli potevano venire appunto dal sospetto di essere ebreo. Ma mio nonno era un socialista rigoroso, secondo mio padre, addirittura uno dei promotori della scissione di Livorno nel ’21, e mai avrebbe battezzato i figli. E anche mia nonna, con cui i miei genitori abitavano dopo la morte del nonno, per fedeltà alla sua memoria aveva proibito che io venissi battezzato, cosa che poi si realizzò  nella maniera un po’ rocambolesca descritta nel film. Dunque la questione dei battesimi non dimostra niente e il dubbio rimane aperto.
Io ho grande rispetto e amore per mio nonno; devo dire che oggi lo prendo a esempio per una certa intransigenza nel difendere le sue idee, che sono anche le mie. Lui ha pagato di persona le sue scelte politiche, ha avuto il coraggio di opporsi alla dittatura quando era così scomodo e pericoloso farlo. Lo ammiro per questo e lo prendo a esempio, in questa nuova epoca in cui prevale il relativismo politico.
Ora sto tentando di andare ancora più indietro, risalendo alla famiglia che viveva a Castellucchio di Mantova per ricostruire l’albero genealogico. Purtroppo le anagrafi e gli archivi parrocchiali non vanno molto indietro nel tempo e finora ho trovato poco."

Nel film, quando giri per Sesto, cammini per le strade di una città moderna e alla fine del film incontri Dario, un ragazzo esperto di nuove tecnologie. Come ti è sembrata la Sesto attuale? Era da molto che non tornavi a Sesto?

"Ho rivisto Sesto dopo un’assenza di 40 anni circa, con pochissimi brevi ritorni. Dopo la laurea nel 1965, abitavo ancora a Sesto. Mi sono sposato e sono partito per il mio primo lavoro a Mantova. Nel ’69 sono tornato a San Donato per lavorare all’ENI, dove sono rimasto fino al ’96 quando mi sono prepensionato. Prima di allora, per il lavoro e la cura dei figli, non avevo trovato molto tempo per tornare a visitare Sesto, dove non avevo più parenti; anche i miei genitori e mio fratello si erano traferiti a Milano, e la mia vecchia zia, la memoria storica della famiglia, abitava a Milano in zona Affori, dove era complicato arrivare e dove andavo raramente.
Quando ho rivisto Sesto in occasione del film, la città mi è sembrata molto cambiata. Non in peggio, anzi. Pur essendo una città da sempre affollata ha saputo rinnovarsi e modernizzarsi senza degradarsi. Fra le nuove case sono stati mantenuti spazi pubblici per lo svago e la socialità; non ho visto le file di casermoni "disumanizzanti". I vecchi stabilimenti un po’ tristi che conoscevo in viale Monza sono stati sostituiti da nuovi edifici legati a nuove tecnologie e attività, bene inseriti nel tessuto urbano. La nuova Sesto mi piace; non mi dispiacerebbe tornare a viverci se necessario... O forse è nostalgia della gioventù?"

Nel film tu dici: “L’intera città era un archivio vivente”. Ti sembra davvero che in questa città risuoni potentemente la memoria del passato?

"Sì, lo credo. Anche modernizzandosi la città ha conservato la struttura urbanistica del passato, tranne in alcune zone di periferia, dove è evidente un notevole terremoto urbanistico. Tornandoci dopo tanti anni ho subito riconosciuto i vecchi luoghi dell’infanzia. La città è cambiata ma non è stata stravolta. Questo permette di mantenere un legame con il passato, che è una cosa importante per l’identità di una città."

Sesto. Le radici - la parola al protagonista Giorgio Soave si trova in:

  • Sportelli - Sesto San Giovanni per l'UNESCO - Italiano, English - 13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

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immagine tratta dalla copertina del video "Sesto.Le radici"
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