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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

Sesto. Le radici - intervista alla regista Sabrina Bonaiti

Come è nato il progetto di questo film?

"Avevo appena terminato il corso di videoreporter presso la Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano. Durante l’anno si era creato un rapporto di collaborazione molto stretto tra noi allievi, in particolare tra me, Francesca Lattari, Dario Lopiano ed Erica Lora Lamia. Proprio in quel periodo - fine maggio del 2006 - era uscito il bando per partecipare al Festival di Filmmaker. Nella sezione Paesaggi Umani, c’era quell’anno una bando dell’Assessorato della Cultura di Sesto San Giovanni per il finanziamento di un progetto che si intitolava: “Sesto San Giovanni, dalla città delle fabbriche alla fabbrica del futuro”.  Appassionata di storia e di tematiche legate alla memoria, mi sono subito messa al lavoro. Non sapevo bene dove sarei andata a parare, non volevo sviluppare una tesi precostituita né limitarmi a una narrazione giornalistica."

la regista Sabrina Bonaiti

foto scattate durante le riprese
Come hai scoperto il nonno di Giorgio Soave?

"Sentivo che occorreva una storia di vita, anzi molte storie di vita vera. Cercavo una storia emozionante, vera, che facesse da filo rosso, che fosse sufficientemente corposa per reggere un secolo di cambiamenti in una città come Sesto San Giovanni, dalla quale la Storia con la "s" maiuscola è passata e ripassata, lasciando segni indelebili.
Ho cominciato a fare delle ricerche al centro ISEC (Istituto per lo studio della storia contemporanea) di Sesto. Contemporaneamente cercavo delle tracce su Internet. Ed è stato per puro caso e per fortuna che sono incappata in una mail scritta da Giorgio Soave due anni prima e inviata a un blog di cui non ricordo più nemmeno il nome. Quella mail parlava della sua infanzia a Sesto, di un nonno antifascista che aveva lavorato in Brera e di cui desiderava sapere di più. Insomma, c’era il desiderio di riappropriarsi di un passato di cui gli erano venuti a mancare parecchi tasselli."

A questo punto, come hai proceduto?

"L’ho contattato subito, sperando che la sua mail fosse ancora valida. Mi ha risposto dopo una settimana mettendosi a disposizione per un progetto che, in quella fase, era ancora molto nebuloso. Ci siamo incontrati, gli ho fatto una lunga intervista.
Giorgio Soave si è messo a disposizione anche per interpretare se stesso nel film, nel caso il progetto avesse vinto il premio produttivo, già, perché ancora non sapevamo se Filmmaker e l’Assessorato alla Cultura di Sesto avrebbero scelto il nostro o altri progetti.
Ho presentato la sinossi e un piano produttivo di massima."

Non ho fatto altro che intrecciare la storia vera di Giorgio Soave e di suo nonno con le molte storie che avevo raccolto nel frattempo a Sesto incontrandomi con testimoni ed ex operai delle fabbriche della Falck, Breda e Marelli. Senza forzare più di tanto: in fondo Giorgio Soave era da anni che voleva riprendere le ricerche per saperne di più di suo nonno. Io non ho fatto altro che assecondare questo desiderio, organizzando gli appuntamenti e le videoriprese.
La sceneggiatura è stata poi scritta sulla base di elementi reali di vita vissuta. L’unica parte di finzione è quella del filmmaker di Sesto (interpretato dal mio operatore Dario Lopiano) al quale Giorgio Soave si rivolge per chiedergli il montaggio delle riprese fatte fino a quel momento. E un altro elemento di finzione  - però verosimile - è l’uso della videocamerina da parte di Giorgio durante tutti i suoi incontri e sopralluoghi. Un omaggio personale al potere delle immagini, alla loro capacità di ricostruire storie impalpabili, di riportare in vita il passato."

Perché hai scelto proprio Sesto? Sei in qualche modo legata a Sesto? Sesto rappresentava già da prima un luogo speciale per te o lo è diventata grazie a questa indagine?

"Devo dire che, pur non essendo sestese - sono di Lecco - sento di esserlo un po’ diventata, dopo i mesi trascorsi a riannodare i fili della memoria. Quando ripasso dalla stazione di Sesto venendo in treno da Lecco a Milano, non c’è volta che non mi volti a guardare lo scheletro della Falck e non rifaccia l’elenco mentale ed emotivo di tutte le persone che lì ho conosciuto e che, generosamente, si sono aperte e raccontate permettendo la realizzazione del film."

Cosa rappresenta "Sesto. Le radici" nella tua storia? Il tema della memoria è centrale in altre tue opere?

"Il tema della memoria per me è centrale: non solo per gli studi che ho fatto, in cui ho privilegiato la formazione storica, ma anche per una mia propensione naturale a leggere la realtà in una chiave temporale dilatata. Infatti, i lavori che ho fatto dopo hanno tutti questo denominatore comune.
Subito dopo “Sesto. Le radici” ho realizzato un corto per un concorso della Eberhard che si intitolava “120 anni in 120 secondi”, che ha ricevuto il premio come miglior montaggio al Festival dei Corti di Los Angeles del 2008. Nell’ambito del progetto Modisca della Comunità Montana del Lario Orientale ho realizzato numerosi video che ricostruiscono la vita e le imprese di alpinisti legati alle montagne lecchesi. Quest’anno ho ricevuto un premio produttivo dalla Commissione Cinematografica Centrale del Cai per realizzare un film dedicato a Mary Varale, una straordinaria alpinista e una donna coraggiosa che con il suo anticonformismo si è messa nei guai, entrando in collisione con gli apparati del partito fascista. Anche questo è un lavoro di ricerca e di ricostruzione storica che diventerà un film nel 2010."

Sesto. Le radici - intervista alla regista Sabrina Bonaiti si trova in:

  • Sportelli - Sesto San Giovanni per l'UNESCO - Italiano, English - 13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

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immagine tratta dalla copertina del video "Sesto.Le radici"
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"Sesto. Le radici"

 

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