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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

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Sesto. Le radici - guarda il video

Sesto. Le radici

immagine tratta dalla copertina del video "Sesto.Le radici" 
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"Sesto. Le radici"

Italia, 2006
Regia: Sabrina Bonaiti
Interpreti: Giorgio Soave, Giuseppe Granelli, Giuseppe Vignati, Carlo Vimercati, Giuseppe Carrà, Giorgio Oldrini, Paolo Galimberti, Uber Avanzi, Dario Lopiano
Sceneggiatura: Sabrina Bonaiti
Fotografia: Francesca Lattari
Musica: Rocco Abate, Treves Blues Band, Sleazy Flowers, Seven Eleven

Un nonno con lo sguardo intenso e un bel paio di baffi, e un nipote che si interroga sul passato e sulla propria storia familiare.

Giorgio Soave, 68 anni, nato e cresciuto a Sesto, torna nella sua città dopo quarant’anni sulle tracce del nonno Silvio, di cui conserva una fotografia e pochi altri indizi. Di lui sa che era operaio alla Breda e perseguitato politico durante il fascismo. Un po’ a tentoni, Giorgio inizia la sua personale indagine. Consulta materiali d’archivio, legge libri di memorie, testimonianze che altri hanno lasciato dietro di sé. Incontra ex operai che lo riportano indietro nel tempo, dentro alle fabbriche. Percorre le vie, visitando i luoghi di una città profondamente mutata, ma capace di dare risposte alle interrogazioni di chi cerca tra le pieghe della memoria.
Piano piano, con pazienza, Giorgio ricompone i tasselli del passato: la sua infanzia a Sesto, la casa paterna, le giornate alla scuola elementare, il lavoro nelle grandi fabbriche, i sogni della ricostruzione, le manifestazioni sindacali. Le vicende del nonno Silvio s’intrecciano con l’esperienza quotidiana della comunità, i suoi movimenti si confondono con gli avvenimenti che coinvolgono la vita di tutti gli altri.

Giorgio non riesce a ricostruire tutti i passaggi mancanti della vita di Silvio Soave, ma la sua ricerca porta a galla nelle parole dei testimoni il respiro di una città intera, le sue tensioni interne, le sue tappe fondamentali per arrivare al presente. Giorgio raccoglie testimonianze, parole, pensieri. Colleziona immagini, filmando con una videocamera.
Sarà Dario, un giovane ragazzo sestese esperto di video e post-produzione, a montare le tessere del mosaico, riannodando le fila della narrazione.

Per ulteriori dettagli produttivi, sinossi e commento, clicca sul logo di Filmmaker, poi su "Sesto. Le radici."

Frammenti dal film

Vi proponiamo di seguito alcuni passaggi particolarmente significativi del video.

Giorgio Soave:
"Quella sera all’archivio dell’ISEC avevo parlato con le ombre, che erano diventate di carne e ossa e mi avevano fatto sentire mio nonno più vicino. Quelle storie di operai che riemergevano dal passato mi continuavano a risuonare in testa. Gli archivi sono pieni di vite che devono ancora essere svelate. Vite e voci che scalpitano per essere riportate alla luce. Ma l’intera città era un archivio vivente."

Giorgio Soave consulta i libri di memorie raccolti all’ISEC. Ecco alcuni stralci:
"Da bambina mi divertivo a guardare il cielo la sera, perché qualunque fosse stato il tempo di quella giornata, nuvoloso o sereno, di sera il cielo diventava rosso, come se ci fosse sempre un’aurora boreale."

"Il lavoro alla Falck era lavoro siderurgico, lavoro pesante. Lì alla Falck c’erano lavoratori che venivano un po’ da tutte le città, gente che aveva una gran voglia di lavorare, di far carriera, di farsi avanti. Ma poi si trovava coi polmoni pieni di polvere. Quando ti prendevi la silicosi, ti mandavano in pensione. Ma intanto eri rovinato."

"Io ho sempre lavorato alla catena di montaggio e ho avuto per tante notti gli incubi. Per mesi la notte mi vedevo sempre la catena di montaggio che mi passava davanti. Vedevo tutti quei pezzi che non riuscivo a fare. Me li sognavo."

"Ricordo le sette del mattino, quando arrivavano i treni degli operai. Alla stazione era una fiumana di uomini  e di donne che venivano da fuori, specialmente dalla Brianza. Li chiamavamo i "bosin”, cioè i contadini brianzoli."

"In Elettromeccanica avevamo i “guardiamerda”. Ti curavano quante volte andavi al gabinetto e quanto tempo ci restavi, se c’eri andato a fumarti una sigaretta o cosa… Quando poi uno era sospettato di essere antifascista, e, particolarmente, anarchico o comunista… addio. Guai se ti avessero trovato con un volantino in tasca o nel tuo stipetto. Denuncia, processo, tribunali speciali, galera o confino."

“Uno delle decine di migliaia di operai che lavoravano a Sesto. Ecco io sono uno di quelli lì.”

Giorgio Soave:
"Durante una delle mie esplorazioni a Sesto, sulle tracce di mio nonno, ho incontrato Giuseppe Granelli, classe 1923, operaio alla Falck per una vita intera. L’ho incontrato vicino alla casa dove è nato e cresciuto e aveva giocato. M’è piaciuto subito. Anche lui, come me, stava riannodando i suoi personali fili della memoria."

Giuseppe Granelli:
“Erano abitazioni per i lavoratori della Falck. Non eran belli come adesso. Dentro hanno quattro locali, dove io ne avevo due. [...] La peculiarità più importante del villaggio era che era un agglomerato come se fossero tutti parenti. Perché avevamo tutti qualcosa in comune.
[...] Ho lavorato sempre, sempre, sempre allo stesso posto. Mi ricordo che tutte le volte che vedevo i treni che venivano dentro a portare rottami. Sognavo sempre di mollare, di andarmene. Sun sta chi quarant’ann. [...]
Lavoravano giorno e notte senza niente sopra. Quando pioveva si mettevano il cappotto, come i marinai quando c’è il mare in burrasca. Roba da matti. E l’unico riscaldamento era la brasera.”

"E stavamo lì a prendere il fumo sulla passerella"

Giorgio Soave:
"Carlo Vimercati, ex operaio Breda, una passione sfrenata per i treni... Anche Carlo stava combattendo la sua guerra personale contro il tempo. Con una pazienza certosina aveva raccolto tutti i disegni, i progetti della Breda. Aveva salvato gli oggetti della vita quotidiana della fabbrica in un magazzino."

Carlo Vimercati:
“Io son sempre stato appassionato di treni. Fin da bambino andavo a guardare i treni passare: il Bergamo passava a vapore. E stavamo lì a prendere il fumo sulla passerella. Poi lavorando alla Breda, ho fatto trent’anni alla Breda, ero lì al reparto ferroviario e quando l’han chiuso m’è dispiaciuto. Dicevo sempre ai miei amici: ”Io voglio andare a fare i treni ancora.” Per me la Breda è stata tanto, perché  m’ha dato da mangiare e poi ero lì a fare il lavoro che mi piaceva. Al reparto ferroviario a vedere tutti quei 346, e il Cile, l’Argentina. Oh! che bestie erano! In ogni modo, dopo l’han chiusa…”

"Vola il BZ? Era la domanda. Sì, il BZ volò."

Giorgio Soave:
"Quel che mi ha stupito di questa città è il suo concentrato di storie. Ovunque andassi trovavo sempre qualcuno disposto a raccontare, a ricordare. E’ vicino al campo volo che ho incontrato Carlo Talamucci."

Carlo Talamucci:
“Questa era la quinta sezione della Breda. Qua si producevano gli aeroplani. […] Vede, io qui ho iniziato a lavorare. Avevo 17 anni. […]
Questo era tutto campo volo. […] Noi l’abbiamo utilizzato anche quando la Breda è riuscita a fare il famoso quadrimotore di Zappata. […] La fusoliera fu costruita in un capannone vicino Monza. A un certo momento bisognava portarla a Sesto […]. Lei si immagini una cosa… di vedere una specie di balena che attraversa tutto il viale da Monza a Sesto San Giovanni. Immagini lo spettacolo. La gente alla finestra che si chiedeva: “Ma che cos’è quella roba?!”. […] L’aereo fu portato avanti fino al ’48, che era pronto per volare. Il primo volo fu una cosa eccezionale. Fu un avvenimento non solo per gli operai della Breda, ma per tutta la città di Sesto. Il campo volo era pieno di personaggi. Gli operai erano venuti anche dalle altre sezioni. Era un avvenimento per Sesto: Vola il BZ! Vola il BZ? Era la domanda. Sì, il BZ volò."

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  • Sportelli - Sesto San Giovanni per l'UNESCO - Italiano, English - 13. Vide'o Sesto quant'è bbello! - Sesto on Video

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