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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

08. La città si racconta - The Township Tells Its Story

I bunker del Parco Nord

I bombardamenti in area milanese

In area milanese le prime bombe piovono dall’alto nel giugno del 1940, poco dopo la dichiarazione di guerra italiana. Non causano gravi danni: sono ancora un po’ indecisi i bomber britannici arrivati nei cieli lombardi. Ma agli inglesi gli obiettivi da tener d’occhio sono chiari fin da subito: Alfa Romeo, Bianchi, Officine Galileo, Magneti Marelli, officine Borletti, Tecnomasio Italiana Brown Boveri, Pirelli, Isotta Fraschini, Caproni, Ansaldo, Breda e Falck acciaierie.

In città i palazzi, quelli di nuova costruzione, sono attrezzati con cantine rifugio, uscite di sicurezza, idranti. Per oscurare le finestre degli appartamenti si usa una carta azzurra. Prima dell’attacco si sente una sirena. E’ il “piccolo allarme aereo”. In teoria, da questo momento ci sono circa trenta minuti per scendere nel rifugio del proprio caseggiato o nel rifugio collettivo più vicino. In teoria, segue una seconda sirena, di “grande allarme”. Pochi minuti dopo questa sirena: le bombe.

E’ l’UNPA-Unione Nazionale Protezione Antiaerea, istituita nel 1936, a decidere come ci si deve comportare in caso di bombardamento aereo. In ogni palazzo un inquilino viene nominato capo fabbricato e ha l’incarico di far rispettare le disposizioni a tutti: al suono della sirena d’allarme gli abitanti devono raggiungere il rifugio, e ci devono rimanere fino al cessato allarme.

manifesto dell’UNPA

Ecco le istruzioni dell’UNPA, trascritte dai documenti dell’epoca:

  1. L’allarme è dato con sei suoni di sirena di 15 secondi intervallati da pause di uguale tempo. Il cessato allarme è un fischio di sirena prolungato per due minuti. In caso di avaria o di mancanza di corrente il suono delle sirene è sostituito da tre colpi di cannone a intervalli di 5 secondi.
  2. In caso di allarme aereo correre subito al rifugio più vicino e non attendere gli spari. Non sostare nel mezzo della strada, non  circolare. Durante l’allarme massima disciplina.
  3. L’oscuramento deve essere totale nei tempi che saranno comunicati.
  4. I portoni devono restare aperti durante l’allarme. 
  5. I cittadini, laddove non sia possibile raggiungere un pubblico ricovero, possono accedere a quelli privati. 
  6. La capienza di un ricovero è stabilita nel rapporto di due persone per metro quadrato di superficie.
  7. Si fa obbligo ai proprietari di case e ai condomini di fornire idoneo ricovero ai caseggiati di loro proprietà.
  8. I capi fabbricato devono riferire mensilmente al comitato provinciale di protezione antiaerea.

Le bombe, quelle vere, a Milano arrivano nell’ottobre del 1942 e cadono appena tre minuti dopo il piccolo allarme aereo. Alla faccia di tutte le teorie, di tutte le rassicurazioni. E non è un attacco notturno. Sono le 17:57: nemmeno un bengala ad avvertire. Comunque di notte di bombe ne seguono altre.
Il giorno dopo si sfolla.

Nel 1943 inizia un bombardamento sistematico. Si vuole che la popolazione faccia pressione per un armistizio, quindi si bombarda la città, la gente e le case dove la gente vive. L’armistizio arriva, l’8 settembre, ma le bombe sganciate dalle fortezze volanti non finiscono. Ora sono “bombe alleate”.

Nel 1944, a essere colpite sono soprattutto le fabbriche, asservite alle esigenze tedesche, e la produzione bellica. Almeno nelle intenzioni.
Alcune fabbriche di grosse dimensioni sono dotate di proprie batterie antiaeree, collocate sui tetti dei capannoni. Alla Breda hanno costruito dei bunker per i lavoratori.

logo della Breda Alla Breda

La Breda è dalla vigilia della prima guerra mondiale che, accanto alla produzione ferrotranviaria, alle macchine utensili e agricole, produce proiettili. Dal 1917 a Sesto si producono aerei per l’aviazione militare. La guerra d’Abissinia e la produzione di materiale bellico in vista della seconda guerra mondiale hanno dato nuovo impulso alla Breda. Nel ‘39 sono 22.000 i lavoratori, 32.000 durante il secondo conflitto. Impossibile non aspettarsi le bombe.

L’ingresso dei bunker antiaerei si trova sul piazzale della quinta sezione aeronautica. Qui si producono armi, aerei, treni, macchinari. Nel sottosuolo sono state scavate lunghe gallerie, rinforzate in muratura e calcestruzzo. E’ qui che si deve andare quando la sirena non è quella del turno di lavoro, ma quella dell’attacco aereo.

Il 30 aprile 1944 l’allarme suona alle 11.38. A mezzogiorno iniziano a cadere le prime bombe. I bombardieri si dividono in due gruppi, con due obiettivi precisi: lo scalo Lambrate e la Breda, sezione costruzioni aeronautiche. Lo scalo perde 32 locomotive, 100 vagoni, l’officina rialzo. La Breda risulta semidistrutta. Completano l’opera gli attacchi del settembre e del dicembre del ’44.

logo della Fondazione Isec e titolo della sezione La Breda produce

Le immagini a lato sono presenti sul sito della Fondazione Isec, nella sezione "La Breda produce", che vi consigliamo vivamente di navigare.

I bunker del Parco Nord si trova in:

STAMPA

logo del Parco Nord e ingresso ai bunkerTorretta, '30: saldatura di parti di aereo; trimotore da bombardamento Breda CC 3000, montaggio di cacciabombardieri 800 Lince, palazzina di controllo voli prima e dopo le bombe; 1944 - hangar e campo volo dopo le bombe del 30 aprile, ingresso bunker

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