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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

08. La città si racconta - The Township Tells Its Story

Sesto e i suoi studenti: la vita in un villaggio operaio

Il Villaggio Falck non era semplicemente un luogo dove abitare, era uno spazio collettivo e strutturato dove condividere la vita. E questo senso di condivisione e appartenenza emerge dalle parole dei protagonisti d’ questa esperienza nelle interviste degli studenti al Villaggio Falck.

 

Le abitazioni del Villaggio come appaiono oggi, l’asilo del Villaggio

 

Da un’intervista di Federica Gabrione e Chiara Lo Presti alle signore Adriana Gabbione di 77 anni e Flora Gabrione di 82 anni, ex abitanti del Villaggio Falck - classe 3ª D  Scuola Media VII - Istituto Comprensivo G. Pascoli di Sesto San Giovanni – medaglia d’argento

"Cos’ era il Villaggio Falck?"

“Il Villaggio Falck (in gergo chiamato ’le Villette’) era un gruppo di abitazioni, per la precisione erano villette a due piani costruite nei pressi dello stabilimento Falck e assegnate allora ai soli dipendenti. In questo modo il signor Falck teneva uniti i suoi dipendenti creando in loro un maggior senso di attaccamento verso il lavoro.”

"Come e quando è nato il Villaggio Falck?"

"Il Villaggio Falck è nato intorno al 1905, ma io e la mia famiglia vi siamo andati ad abitare nel 1933. All’inizio vi erano solo due grandi edifici che erano le caserme dei carabinieri abbandonate e comprate dal sig. Falck che le aveva adibite a prime abitazioni per i suoi operai. Successivamente furono costruite tutte le altre ‘villette’ in una delle quali siamo andati ad abitare io, i miei genitori e i miei sei fratelli."

"Come era organizzato il Villaggio Falck?"

"Nel Villaggio Falck vi era tutto ciò che poteva servire alle persone per vivere: una farmacia, un ortolano, una scuola, una latteria, un macellaio, una merceria, una chiesa costruita intorno al 1935 e dedicata a San Giorgio. Fu costruito anche un centro ricreativo che fungeva da drogheria e da osteria e posto dove gli operai la domenica potevano giocare a carte o a bocce. Era chiamato ‘Tripoli’ e alla fine della guerra è stato chiamato Circolo San Giorgio. Nel dopoguerra, accanto a questo di tendenza democristiana, fu costruito e gestito interamente dalla gioventù socialista del Villaggio un altro circolo, in questo modo i giovani avevano un posto dove passare la domenica e stare tutti insieme.
Era stata costruita anche una portineria e alcuni edifici furono adibiti a scuole, mentre la notte le entrate nel Villaggio venivano chiuse con delle catene in prossimità della chiesa di San Giorgio e non potevano entrare i venditori ambulanti. Il Villaggio Falck era una cittadella nella città."

"Come erano organizzate le case?"

"C’erano due tipi di appartamenti: uno più grande con due ampie camere, un bagno e una cucina, e uno più piccolo con una sola camera, una cucina e un piccolo bagno. Noi, essendo una famiglia numerosa, vivevamo in quello più grande e ogni famiglia aveva il proprio giardino, mentre all’esterno di un gruppetto di villette era stato costruito un lavatoio al coperto dove le donne andavano a lavare i panni e noi ragazze, talvolta ci si ritrovava a chiacchierare."

 

Un gruppo di persone fuori dal circolo San Giorgio, l’insegna del Circolo, la chiesa

 

"Raccontami una tipica giornata al Villaggio Falck."

"Innanzitutto eravamo tutti sullo stesso piano economico e sociale e la vita al Villaggio era molto dura: ci si alzava al mattino presto intorno alle 5 per incominciare il primo turno. Comunque, anche se non si aveva il primo turno di lavoro ci si alzava sempre molto presto per andare a prendere il latte, munto durante la notte, e per andare a comprare il pane appena sfornato, quindi si correva a lavorare e per il pranzo ci si fermava alla mensa della Falck.
Gli impiegati mangiavano in una stanza divisa da quella degli operai e quando si tornava a casa, finito il turno di lavoro, c’erano le faccende domestiche. Al sabato e alla domenica ci si trovava sul marciapiede per lucidare le scarpe e chiacchierare, oppure ci si chiamava dalle finestre e ci trovavamo nei giardini di una delle case e si ricamava e intanto ci si raccontava le proprie vicende e le nostre aspirazioni. Quando eravamo piccoli, ci si ritrovava per giocare a nascondino, a rella (pronuncia in milanese: la rèla)
i quattro cantoni (quater cantùn). Si respirava un’atmosfera di vera e propria fratellanza e solidarietà."

"Avete partecipato agli scioperi del ’43 ’44?"

"Certo che abbiamo partecipato, anzi la nostra mamma che lavorava al reparto bulloneria Concordia della Fack fu la prima che il 23 marzo 1943 alle ore 13,00 spense la propria macchina su cui lavorava e non la riavviò neanche sotto la minaccia delle armi: da allora, per due anni, restò senza voce e solo l’emozione della vista del figlio reduce dalla guerra le fece ritornare la voce."

"In che cosa è cambiata la vita dopo la guerra?"

"Una cosa che si è persa a poco a poco dopo la guerra è l’ atmosfera della famiglia che ha avvolto il Villaggio Falck per decine e decine di anni; ora si sente più che mai quella mancanza anche perché noi, persone molto anziane, stiamo lentamente diminuendo e non riusciamo a trasmettere ai giovani quello spirito che una volta caratterizzava il Villaggio."

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