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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

08. La città si racconta - The Township Tells Its Story

Sesto e i suoi studenti: a ritmo di fabbrica

In questa pagina raccogliamo testimonianze preziose: si tratta di stralci di interviste condotte dagli studenti sestesi in occasione del concorso Sesto e i suoi studenti dedicato al tema Sesto tra passato e futuro.
Le interviste complete si trovano nel libro Per una città ideale, pubblicato a chiusura concorso, che rende ragione dell’impegno e della passione degli studenti per la loro città.

 

Altoforno della Falck, la silhouette della Breda con i capannoni con i tetti a sega e le ciminiere

 

Da "La Sesto San Giovanni dei miei ricordi", intervista di Riccardo Robecchi alla prozia Rossana Turolla - classe 2ª G - liceo classico-scientifico Giulio Casiraghi - Parco Nord di Sesto San Giovanni - premio medaglia d’oro

"Com’era Sesto vecchia?"

Rossana Turolla:

"Nella Sesto Vecchia c’erano soprattutto le fabbriche, era la Sesto operaia degli stabilimenti della Falck, della Ercole Marelli e della Magneti Marelli, dell’Osva e di moltissime altre ditte, più o meno imponenti, quella in cui pure il nome di alcune strade sapeva di operai, di lavoro, come via Laminatoio. Qui, nelle rare volte che ci dovevo andare, mi pareva di sentire per l’aria, oltre al puzzo dei fumi sempre vaganti, anche le note di una canzone allora in voga; diceva "suona campana, suona vien giù la sera, mentre tornava l’uomo dalla ferriera" e finiva con la tragedia di "suona campana vien giù la sera ma non ritorna l’uomo dalla ferriera". […]
Io ero piccola e vedevo le linee e i volumi delle costruzioni industriali come qualcosa di fantastico; erano imponenti, soprattutto strane; ricordo i tetti a sega che riportavano immediatamente all’idea di fabbrica, erano distribuiti ovunque. C’erano le ciminiere, quegli affari alti, alti con un pennacchio in testa che decorava il paesaggio e, soprattutto, impestava sempre l’aria di fumi e odoracci. […]
Oltre alle ditte dai nomi prestigiosi, dalla mole imponente, dall’area vastissima, quelle che chiamavamo fabbriche ce n’erano poi di più piccole, inserite nel contesto urbano; si iconoscevano per i loro muri grigi, i finestroni, i tetti a sega dei capannoni che rimandavano subito alla presenza di un’industria. […]
La presenza delle industrie a Sesto è stata una realtà condizionante tutta la nostra vita, non solo e non tanto per l’aspetto fisico, per i volumi e le forme delle costruzioni, ma anche per il fatto che ognuno di noi aveva a che fare in qualche modo con le industrie.
A scuola tra i compagni o a casa tra i nostri amici, sapevamo che il padre o qualcuno dei familiari (madre, fratelli, sorelle, zii) lavoravano in fabbrica o, più genericamente, in una ditta. "Mio padre è direttore della…" diceva una compagna, "il mio è operaio in …" diceva un’altra e un’altra ancora scriveva con una bellissima penna di legno con inciso il nome Pompe Gabbioneta, perché suo padre lavorava lì.
Dalle finestre di casa nostra, una costruzione a due piani, alta a quei tempi rispetto alla maggior parte delle altre, potevamo vedere, (finché alcune costruzioni più alte non ce ne hanno coperta la vista) i bagliori che si innalzavano verso il cielo dovuti alle colate che avvenivano negli altiforni della Breda."

"Cosa ricorda in particolare della sua infanzia?"

Rossana Turolla:

"Un ricordo della Sesto della mia infanzia è quello del suono delle sirene, che scandiva i tempi di lavoro nelle fabbriche e che veniva utilizzato da noi sestesi per l’organizzazione del tempo, del lavoro quotidiano familiare.
A duecento metri da casa nostra c’era la ditta Maggi, quella dei dadi per brodo; l’entrata e l’uscita delle maestranze era contrassegnata dal suono della sirena; due sibili all’ingresso mattutino, uno per l’intervallo del pranzo, uno per l’uscita degli operai al termine della giornata.
Nella mia famiglia al primo sibilo dovevamo svegliarci, al secondo dovevamo uscire di casa per andare a scuola. A mezzogiorno la sirena dava a mia madre l’ora per occuparsi della cucina perché presto saremmo rientrati da scuola, a mia zia l’ora del rientro dal lavoro per lo zio che lavorava alla Magneti Marelli. Questo succedeva quasi in ogni famiglia."

 

Insegna Breda, operaio, aereo Breda

 

Dalle interviste di Elisa Gesu - classe 3ª D, liceo classico-scientifico Giulio Casiraghi - Parco Nord di Sesto San Giovanni - premio borsa di studio

"Quale è stata la sua esperienza in fabbrica?"

Carlo Talamucci:

"Io ho lavorato alla Breda e in quello stabilimento che c’è al Parco Nord, dove c’è il ponte che unisce i due lati del parco, vicino a Bresso. Vicino a quel ponte c’è una struttura grandissima. In quello stabilimento si facevano gli aeroplani. Io ho cominciato a lavorare lì a 17 anni. Ne ho visti tanti di aeroplani. Allora però, era ancora prima della guerra e si costruivano solo aeroplani militari.
Quando sono entrato in fabbrica, avevo 17 anni, avevo appena finito di studiare. E quindi la mia esperienza come lavoratore della Breda l’ho iniziata lì e l’ho terminata lì, perché poi nel ’51 questa fabbrica è stata chiusa."

"Per quanto riguarda i rapporti con Sesto, quali cambiamenti vedete nella società? Che cosa è cambiato nelle persone?"

Renzo Baricelli:

"E’ cambiato moltissimo, è cambiato tutto in questi ultimi venti anni, […] il lavoro operaio non è più predominante. Soprattutto non è più dominante, oltre che come consistenza numerica, come mentalità.
Allora Sesto era infatti caratterizzata dall’identità operaia: la famiglia operaia era egemone e anche gli altri ceti sociali, gli artigiani, i commercianti, gli impiegati stessi, erano comunque influenzati e coinvolti da questa predominanza di vita operaia che impregnava la città di Sesto. La vita era scandita dalle sirene.
Il negoziante doveva aprire prima che iniziasse il turno delle 8.00, quindi alle 7.30, certi bar, certi panettieri, certi salumieri aprivano prima delle 6.00, perché alle 5.30 arrivava il turnista che entrava alle 6.00 e quindi doveva prendere il panino per la colazione. E così all’uscita dei turni, ecc… Era una città, è forse difficile da immaginare, imperniata su tre turni: 6.00-14.00, 14.00-22.00, 22.00-6.00; poi c’era il cosiddetto turnonormale, dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 13.00-alle17.00. Questi erano i turni principali e tutto girava attorno a questi turni. Quindi il condizionamento anche mentale era assolutamente fortissimo."

Ancore Breda, operaio della Breda, operai al lavoro

 

Quale è stata la sua esperienza lavorativa?

Giuseppe Granelli:

"Sono nato nel ’23 – nel 21 nasce il PCI, nel ’22 nasce il fascismo, nel ’23 nasco io. […] Questo per dire che ho vissuto il pre-guerra, la guerra e il dopo guerra. Ho lavorato alla Falck Unione come attrezzista. Sono entrato da ragazzo, a quattordici anni. Ho fatto due anni da garzone, aiutavo e intanto imparavo. Poi sono diventato apprendista al banco ed ero in attrezzeria. Avevo fatto tre corsi, dopo la quinta, alla scuola della Ercole Marelli, di specializzazione di lavoro pratico, meccanico… Mi hanno messo in attrezzeria, che era la sezione più specializzata del reparto MC […].
Io ho conosciuto la passione per il lavoro che si faceva. Perché anche se erano lavori faticosi, si sentiva che si creava qualcosa."

Elaborato dall’intervista fatta da Sonia Percocco, Alessia Rancati, Kendra Capodicasa alla signora Maria Potenza - classe 2ª C Scuola Media VII - Istituto Comprensivo G. Pascoli di Sesto San Giovanni - medaglia d’argento

"Ha iniziato a lavorare nell’industria Magneti Marelli nel 1961. […] All’interno della fabbrica c’erano la banca e l’infermeria. Si poteva anche usufruire delle colonie estive in varie località di mare e montagna, che duravano 20 giorni, nei quali i figli dei dipendenti giocavano e potevano socializzare. La cosa più difficile era conciliare lavoro e cura della famiglia: quando faceva il 1° turno, la signora Maria si alzava alle 5 di mattina per recarsi al lavoro, ma quando tornava doveva preparare la cena, occuparsi delle faccende domestiche e aiutare i suoi figli a fare i compiti.
Questo però avveniva con enormi sforzi e alla fine della giornata andava a letto tardi e molto stanca. Al contrario, quando faceva il 2° turno la mattina si affrettava a sbrigare varie commissioni, al ritorno dopo aver mangiato un panino andava al lavoro rientrando a casa dopo le 10 di sera."

 

Colata alla Falck, produzione Marelli, operaia Breda, operaio alla Marelli

Sesto e i suoi studenti: a ritmo di fabbrica si trova in:

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