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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

12. Sul filo della memoria - Down Memory Lane

Antonio Rossini - Guardate che foto!

Pubblichiamo alcune delle foto che il signor Antonio Rossini ci ha mostrato. Per ogni foto l’intervistato ci ha consegnato un ricordo e raccontato un brano della sua vita.
Guardando le foto spesso colpisce la dimensione dei pezzi rispetto a quella dell’operaio.

Lavorare alla Falck

Il signor Rossini ci spiega:

"Pur con le sue migliaia di dipendenti, la Falck era una fabbrica dove si respirava un’aria familiare, perché questa era l’impronta che la famiglia Falck aveva dato fin dall’origine ai rapporti personali.
I dipendenti in genere aspiravano a inserire i propri figli nell’organico della Società, che a sua volta gradiva questa continuità familiare: ricordo nel reparto OMEC tre generazioni della famiglia Richelmi."

In genere quando la Falck assumeva nuovi operai, quindi venivano esaminate prima le eventuali candidature dei figli dei lavoratori, perché si conosceva già qualcuno in famiglia e questo apriva la strada. I ragazzi entravano in genere all’OMEC come apprendisti, mentre eventuali operai specializzati erano assunti sulla base di un “capolavoro”.

Anni ’40, reparto Forge - alberi a gomito per motori marini fucinati

 

Cioè gli aspiranti dovevano preparare un pezzo e mostrare con ciò quello che sapevano fare.
Molti di loro erano operai che si erano formati a scuola.
C’era la scuola dei Maestri del lavoro con sede in via Falck, che preparava figure professionali come aggiustatori, saldatori, operatori su macchine utensili, disegnatori. C’era inoltre l’Istituto Breda con corsi per neodiplomati e neolaureati. A Sesto si studiava oltre che lavorare.
Chiaramente chi aveva un padre che già faceva quel lavoro, aveva una sorta di insegnante privato che poteva trasmettergli grandi competenze.

Anni ’40, reparto Forge - alberi a gomito per motori marini fucinati
Pezzi fucinati destinati a grossi motori marini, prodotti al reparto Forge e lavorati nell’officina OMEC. I pezzi sono in fase di collaudo.

Anni ’40, OMEC - tornio a barenare

 

I meccanici dell’OMEC avevano molta autonomia, cioè un ampio margine di iniziativa nelle modifiche che apportavano agli impianti per migliorarli e renderli più efficienti.
Il signor Rossini dice che avevano maestranze molto preparate.

Anni ’40, OMEC - tornio a barenare
Tornio a barenare Schiess, installato in OMEC nel 1937. La macchina, inizialmente destinata alla produzione di grossi corpi cavi (lunghezza massima 18 metri, cannoni a lunga gittata), fu poi trasformata in tornio parallelo con banco da 25 metri.
Il tornio a barenare serve per produrre pezzi cavi. Si tratta di un processo di tornitura interna per mezzo di teste speciali, chiamate "bareni".

Falck Unione, 30/09/1983 - Treno sbozzatore Blooming

 
30 settembre 1983, Falck Unione - treno sbozzatore Blooming
Anno di installazione 1929. A destra si vedono lingotti freddi pronti per l’informnamento. Un lingotto afferrato dalla pinza della gru, pronto per la laminazione (temperatura 1300 °C).
Si vede una barra a fine laminazione e sulo sfondo la gabbia con i cilindri scanalati.

Molti degli operai in acciaieria e al laminatoio venivano dalla Bergamasca. Dicevano che andavano alla "ferriera". La chiamavano la "ferriera", perché l’acciaieria era quella della Breda, che trattava acciai nobili.
L’opposizione tra Bredini e Falchetti nasceva dallo spirito di corpo e di appartenenza al proprio ambiente di lavoro.

Treno per laminazione

Corpi per reattori

 
Falck Unione - laminazione a treno per grossi profilati
Questo è il primo treno di laminazione installato alla Falck Unione nei primi anni di attività dell’azienda a Sesto San Giovanni (anno di fondazione 1906).
I profilati sono incandescenti e ciò rende la scena piuttosto suggestiva.

Poi il signor Rossini racconta dei lavori dei siderurgici al laminatoio:
"Le lavorazioni più spettacolari alla Falck erano comunque quelle proprie dell’Acciaieria e del Laminatoio, dove mi piace ricordare una figura molto affascinante, da tempo scomparsa: il serpentatore. Era addetto alla laminazione delle piccole sezioni. Vestito con gambali di amianto e grossi zoccoli di legno, il serpentatore era munito di una pinza con la quale afferrava al volo la barra incandescente in uscita tra i cilindri di laminazione.
Con grande abilità e destrezza faceva descrivere alla barra un semicerchio e la introduceva nel canale successivo, avendo l’accortezza di inserire fra sé e l’ansa un palo fissato al pavimento. Questo paracarro costituiva l’unica protezione del serpentatore.
In caso di errore, l’incolumità degli arti inferiori del serpentatore era in grave rischio. 
Una distrazione poteva cioè costargli una gamba! Per questo, almeno in tempi recenti, si alternavano al lavoro ogni 20 minuti due squadre, così durante la breve pausa il serpentatore recuperava la concentrazione necessaria."

Anni ’30, Fonderia Unione
Corpi per reattori chimici. Le fusioni in acciaio provengono dalla Fonderia Unione.
   

Ringraziamo di cuore il signor Antonio Rossini, per averci consegnato un pezzo prezioso della sua memoria. Sono ricordi che ci regalano uno scorcio di Sesto e ci dicono molto dell’esperienza lavorativa nella grande industria. Nel racconto del signor Rossini prendono vita scene a tutto tondo dentro agli spazi di una fabbrica ancora animata dalle voci di chi ci lavorava.

Antonio Rossini - Guardate che foto! si trova in:

  • Sportelli - Sesto San Giovanni per l'UNESCO - Italiano, English - 12. Sul filo della memoria - Down Memory Lane

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