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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

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Il discorso del Sindaco Giorgio Oldrini a Bordeaux nel 2008

 Speech by Mayor Giorgio Oldrini

Dal 4 al 6 dicembre del 2008 si è svolto a Bordeaux il convegno: “Aménagement durable et Patrimoine", organizzato dall’Association Nationale des Architectes des Bâtiments de France.
Durante il giorno di apertura l’intervento del Sindaco Giorgio Oldrini ha ripercorso alcune tra le tappe più significative della storia della città:

"Sesto San Giovanni conta oggi 83 mila abitanti, ed è la quinta città più popolosa della Lombardia. È ai confini di Milano, anche se noi sestesi, con un po’ di ironia e di sfrontatezza, diciamo che in realtà è Milano che sorge ai confini di Sesto San Giovanni. Ha una tradizione industriale del tutto speciale, perché qui tra il 1903 e il 1911, secondo gli storici dell’industria, si è verificato il maggior sviluppo industriale d’Europa nel minor tempo e nel minor spazio. Nel giro di soli 8 anni infatti si sono insediate sul nostro territorio aziende straordinarie per dimensioni e per qualità dei loro prodotti, come la Breda, la Falck, la Ercole Marelli, la Campari, la Garelli e altre che noi consideravamo minori, ma che in qualsiasi altra parte d’Italia, e non solo, sarebbero state vissute come aziende grandi.

La presenza di queste fabbriche ha fatto sì che la nostra comunità abbia espresso due caratteristiche principali. Una grande capacità di innovazione, perché qui Ercole Marelli ha inventato l’industria elettromeccanica italiana, Ernesto Breda ha tra l’altro costruito l’unico aereo quadrimotore mai realizzato in Italia, Davide Campari, oltre ad avere invaso il mondo con i suoi aperitivi, ha creato la pubblicità moderna nel nostro Paese, la Falck è stata l’azienda che per prima ha introdotto il ciclo continuo in siderurgia, la Garelli ha ideato moto che hanno vinto campionati del mondo nelle categorie 125 e 250.

La seconda qualità decisiva è stata una grande coesione sociale e dunque una profonda solidarietà. Durante la lotta di Liberazione dalle nostre fabbriche sono partiti i grandi scioperi del 1943 e del 1944 che sono poi dilagati in Italia e in Europa e hanno inferto un colpo durissimo al nazifascismo. Sono stati deportati nei lager nazisti più di 600 sestesi e più di 300 sono stati assassinati a Gusen, Mauthausen, Hartheim e in altri campi di sterminio. Un centinaio sono caduti in combattimento nei quartieri di Sesto o di Milano nei Gap (Gruppi di azione patriottica) e nelle Sap (Squadre di azione patriottica) o sulle montagne nelle formazioni partigiane.

Attorno alle grandi fabbriche che occupavano 4 chilometri quadrati degli 11 del territorio totale di Sesto San Giovanni, sono nati i villaggi operai e le case dei dirigenti, si sono moltiplicati i circoli “rossi” e quelli “bianchi” dove i lavoratori si incontravano per organizzarsi o per passare il tempo libero.

Dopo la Liberazione, Sesto San Giovanni è diventata un laboratorio politico e sociale, oltre che un luogo dove sono stati inventati e prodotti oggetti e macchine che hanno migliorato la vita di milioni di persone in tutto il mondo. L’amministrazione comunale della “città operaia” ha puntato molto, al momento della ricostruzione, sulla cultura. Tra i primi servizi creati, una biblioteca comunale diventata centro della cultura milanese e tre scuole civiche di arte, musica e lingue straniere.

Poi, a partire dagli anni ’80, è iniziato il declino della grande industria e nel 1996 l’ultima grande fabbrica, la Falck Unione, ha chiuso definitivamente i battenti. Nel giro di pochi mesi si sono persi diecimila posti di lavoro e il primo straordinario sforzo della città è stato quello di evitare un disastro sociale. Grazie all’impegno del Comune, delle organizzazioni sindacali e politiche, di quelle sociali, della vasta rete di solidarietà, non ci sono stati da noi drammi sociali come quello descritto dal film inglese Full Monty, anche se le difficoltà individuali e collettive sono state a volte drammatiche.

Contemporaneamente però le amministrazioni comunali hanno progettato le linee del futuro della città, partendo dalla ambizione di mantenere a Sesto San Giovanni un ruolo che ormai le è proprio, quello di essere un punto di riferimento nazionale, ben al di là delle sue dimensioni fisiche.

Partire dalle proprie tradizioni migliori è stata la scelta compiuta, naturalmente utilizzandole per conquistare un futuro all’altezza del passato della città. Dunque, il ruolo del lavoro e della cultura sono per noi determinanti. Il patrimonio fisico ed etico della città va preservato, come base sostanziale dello sviluppo, antico e nuovo allo stesso tempo.

Sono stati prima di tutto individuati edifici o complessi che hanno significato molto nella storia di Sesto San Giovanni, e non solo, e sono stati riconquistati o si propone di riutilizzarli per la città del futuro. Per stimolare il lavoro e la convenienza del recupero, nello strumento urbanistico si è previsto che gli edifici storici di proprietà privata, considerati dal Comune rilevanti per lo sviluppo evolutivo, se vengono ristrutturati e utilizzati dai proprietari, danno loro un premio volumetrico.

In varie parti della città il lavoro di trasformazione è molto avanzato. Sono tanti gli esempi che si possono fare, ma io amo soprattutto citare quello della zona del Carroponte della ex Breda Siderurgica. Questa immensa gru con il suo scheletro metallico a volta avrebbe dovuto essere abbattuta, secondo il progetto originario. Ma quando caddero i muri del capannone che la conteneva, rimanemmo ammaliati dal fascino di quell’immenso oggetto. Decidemmo così di mantenerlo in piedi e di trasformarlo nel teatro all’aperto più grande della Lombardia. Accanto alle nuove fabbriche che hanno preso il posto della Breda, a lato del centro commerciale e della multisala cinematografica, alle spalle del nuovo Museo dell’Industria e del Lavoro dove tra l’altro da tre anni organizza la sua prestigiosa stagione il Teatro Filodrammatici, che è emigrato qui dal centro di Milano, è sorto un luogo dove si incontrano molte persone, soprattutto giovani, per assistere a concerti, feste, manifestazioni di ogni tipo. I ragazzi non sapevano più nemmeno che esistesse un oggetto chiamato carroponte, la sua memoria si era persa nei ricordi dei nonni e di qualche padre. Ma ora, spesso, quando chiedo a mio figlio di 23 anni: “dove vai stasera a suonare con i tuoi amici”, mi sento rispondere “al Carroponte”. E mi emoziono nel vedere e nel sapere che abbiamo contribuito a riconquistare un luogo, un oggetto, una parola per i giovani di oggi. Con una struttura del futuro.

Ora la sfida riguarda le aree Falck, probabilmente le più grandi da recuperare in Europa in questo momento, quasi due milioni di metri quadrati di territorio abbandonato. Sulla parte maggiore, circa un milione e mezzo di metri quadrati, c’è un progetto di Renzo Piano che tra l’altro ristruttura e restituisce nuova vita a gioielli dell’architettura industriale del ‘900. Gli immensi capannoni T3 e T5 dove avvenivano le colate, il laminatoio, l’OMEC (Officine meccaniche e costruzioni) che è l’edificio industriale da recuperare più lungo d’Italia, il BLISS dove si installerà la nuova biblioteca civica, le Trafilerie dove troveranno la loro sede le storiche scuole civiche di musica e di danza, l’Esedra (la vecchia portineria della Falck Concordia già recuperata), e il MAGE (i Magazzini generali) che diventerà e in parte è già un grande spazio per la cultura giovanile.

La tradizione e la memoria così si intrecciano e sono la base dello sviluppo, in una difesa delle tradizioni e delle caratteristiche migliori della comunità che sono contemporaneamente il coraggio della conquista di un futuro all’altezza del lavoro dei nostri nonni e dei nostri padri."

Il discorso del Sindaco Giorgio Oldrini a Bordeaux nel 2008 si trova in:

STAMPA

Galleria fotografica: Breda, Osva, Dopolavoro Breda, comizio dopo la Liberazione, turbina

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