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Sesto San Giovanni per l'Unesco

 

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La storia e l'evoluzione della città: il patrimonio

 The History and Development of the Town: the Heritage

La storia di Sesto e il legame fra memoria e innovazione

Poco più di cento anni fa Sesto San Giovanni era un tranquillo borgo rurale con meno di 5.000 anime. Dal 1840 era solo una stazione a metà della seconda linea ferroviaria italiana, la Milano-Monza. La strada ferrata si allunga sempre più sino al confine italo-svizzero di Chiasso e dal 1882 la collega al centro Europa, attraverso la galleria del San Gottardo.

Ai primi del ’900 Sesto San Giovanni era l’epicentro dell’asse Greco - Niguarda - Monza, percorso da una tramvia elettrica interurbana, dalla linea ferroviaria internazionale e delimitato dal grande stradone Loreto - Monza. Le sue vaste aree liberate dalla crisi agricola di fine ’800 furono oggetto dei piani di sviluppo delle società immobiliari, che facevano capo agli imprenditori Breda, Marelli, Falck e Pirelli, che vi avrebbero trasferito le aziende. Si incardinava così nel borgo l’espansione e lo sviluppo dell’industria meccanico-siderurgica costretta a uscire dai vecchi quartieri industriali milanesi, ormai saturi.

Fra il 1903 e il 1913 Sesto San Giovanni si trasforma in "piccola Manchester", in città delle fabbriche, molto diversa dalle città-fabbrica italiane come Valdagno (Lanerossi) o Piombino (Magona/ILVA), e ancora diversa da città monoproduttive come Biella (settore laniero) o Torino (automobile). Accanto a due opifici preesistenti e a qualche filanda superstite, si trasferivano in nuovi stabilimenti costruiti in pochi mesi aziende grandi e medie dei settori metalmeccanico, chimico e alimentare.

Durante la prima guerra mondiale e per tutti gli anni ’20 si sviluppa un grande polo produttivo imperniato su tre gruppi industriali integrati: Breda, Falck, Marelli, ognuno composto da più stabilimenti, alcuni nati, come la Magneti Marelli, la Breda Siderurgica e Breda Aeronautica (1917) per l’articolarsi della produzione bellica. Questo polo attrae altre medie aziende meccaniche, siderurgiche e chimiche e si espande anche negli ex comuni della cintura milanese.

Nel 1944 i lavoratori addetti alle industrie belliche saranno 45.000 secondo la stampa clandestina antifascista, mentre la popolazione residente raggiungerà a malapena i 40.000 abitanti. Il massimo sviluppo di Sesto, che era il quinto polo produttivo italiano – pur con alterne vicende, come la chiusura della Breda Aeronautica – si raggiunge con il boom economico, fra il 1957 e il 1964. Successivamente si hanno ristrutturazioni e profonde trasformazioni produttive nelle aziende dei settori siderurgico, meccanico, elettromeccanico, con la produzione di semilavorati e prodotti per i beni di consumo durevoli e di massa, pur in un quadro generale di lento declino, acceleratosi dalla fine degli anni ’60 con la chiusura di Osva e Falck Vulcano, passando attraverso la chiusura della Ercole Marelli e il ridimensionamento delle aziende Breda, il trasferimento della Magneti Marelli e la crisi della siderurgia, fino all’ultima colata della Falck Unione, nel dicembre 1996.

Delle aziende che formavano il polo produttivo rimangono ora, con dimensioni ridotte, le aziende nate dalla Ercole Marelli, dalla Breda e dalla Falck, che hanno assunto diverse denominazioni: ABB Sadelmi, Ansaldo Camozzi e Breda Energia, Falck Renewables. E’ tuttora attiva dal 1897 la Pompe Gabbioneta, oggi Weir Gabbioneta. La Campari, insediata a Sesto dal 1904, ha oggi delocalizzato la produzione ma ha portato in città la direzione del gruppo. Dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso, dopo una profonda crisi strutturale e occupazionale è avvenuto il passaggio dalle cosiddette "industrie fordiste" verso nuove imprese insediate dentro e fuori i recinti, spesso sulle aree dove sorgevano gli storici complessi industriali. La gran parte di queste ha sviluppato una produzione "immateriale" nei settori dell’informatica e delle telecomunicazioni, nuove frontiere dello sviluppo.

Questa straordinaria concentrazione spazio-temporale dell’industria, e in particolare delle grandi industrie meccaniche e siderurgiche, la presenza di produzioni qualificate e diversificate, la forza e l’organizzazione del movimento operaio e sindacale, il contributo dei cittadini e dei lavoratori di Sesto alla Resistenza contro il nazifascismo e alla liberazione sono tutti fattori che spiegano la forza e la permanenza dell’identità e l’attaccamento alla storia cittadina anche dopo la grande trasformazione, la capacità di superare la crisi sociale e occupazionale e di avviare un nuovo ciclo caratterizzato dal terziario e da produzioni innovative.
È in questo quadro che maturano il progetto del Museo dell’Industria e del Lavoro e la volontà dell’amministrazione comunale di coniugare innovazione produttiva e tutela della memoria attraverso il progetto di iscrizione del patrimonio di Sesto San Giovanni alla Lista patrimonio mondiale dell’UNESCO per la categoria del Paesaggio culturale evolutivo.

La storia e l'evoluzione della città: il patrimonio si trova in:

STAMPA

Galleria fotografica: la tramvia, il BZ della breda, una colata alla Breda, il dopolavoro Falck, corona ai caduti per la liberazione

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