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In visita alla città

Viaggio nella storia di Sesto: le ville storiche

logo di sesto per l’Unesco Villa Puricelli Guerra

Le prime notizie della Villa Puricelli Guerra si trovano nella mappa catastale ai tempi di Carlo VI nel 1721. La Villa apparteneva all’ordine dei Gesuiti (come anche le Cascine Baraggia e Parpagliona) e sorgeva su una costruzione preesistente datata intorno all’anno mille. Alla soppressione dell’Ordine nel 1773, tutti i possedimenti passarono a Maria Teresa d’Austria e a suo figlio Ferdinando. Nel 1797, dopo l’arrivo di Napoleone nel nord Italia, divenne proprietario Giuseppe Manara, che era stato fornitore di viveri dell’armata francese in Italia. Alla sua morte, la proprietà passa a Giuseppe Puricelli Guerra nel 1812. La famiglia Puricelli Guerra si distinse per la capacità di non limitarsi ad amministrare i propri possedimenti ma di renderli produttivi e innovativi: nel 1832 Giuseppe Puricelli Guerra aprì nella corte una filanda che venne ammodernata nel 1840 con l’introduzione delle “bacinelle da macero” a vapore. La filanda chiuse nel 1890 per la crisi generale del settore. Nel 1923 la Villa fu venduta alla Ercole Marelli, che l’adibì ad abitazione dei capi operai e come dopolavoro aziendale. Nei mesi estivi funzionava come colonia elioterapica per i figli dei dipendenti. Nel 1970 il Comune acquista la Villa e ne destina un’ala all’Ente Comunale di Assistenza e, più tardi, alla Comunità Alloggio. Durante i lavori di ristrutturazione, nel 1995, vengono individuati muri databili attorno all’anno mille e un pavimento stradale del XIV e XV secolo. Attualmente la Villa è sede del Settore Servizi Istituzionali e Comunicazione, Ufficio Commercio, Ufficio Relazioni con il Pubblico.

logo di sesto per l’Unesco Villa Visconti d’Aragona

Le prime notizie relative alla Villa Visconti d’Aragona risalgono al 1532. Nel 1601 la Villa passa dalla famiglia Selvini a quella dei Malombra, poi ai Conti Belgioioso che la cederanno nel 1654 alla famiglia Parravicini. La Villa muta di aspetto a cominciare dal 1669 quando Giovan Antonio Parravicini, colto, raffinato e facoltoso, la arreda con mobili pregiati e decorazioni. L’edificio presentava già allora l’abitazione nobile verso il cortile attuale. La corte completa nei quattro lati aveva sulla destra rimesse e magazzini e nella parte centrale un portico aperto; un grande salone e tre stanze più piccole componevano il piano terreno. Al primo piano si trovavano nove stanze e sopra il portico la galleria di rappresentanza con l’adiacente alcova. In occasione delle nozze con Francesca Castiglioni, nel 1680, Giovan Antonio fa affrescare la Galleria con gli stemmi degli sposi, il cigno dei Parravicini e il leone dei Castiglioni. Altri affreschi rappresentano la Liberalità, che tiene nella mano destra un dado e nella sinistra ori e denari, la Sapienza che tiene una bilancia e un libro, la Ricchezza che tiene in una mano una corona e nell’altra uno scettro e la Fortezza armata di lancia e scudo. Altri affreschi rappresentano ghirlande di fiori e putti, paesaggi con vedute e figure mitologiche. I soffitti delle sale a cassettoni sono decorati con sottostanti fasce affrescate alle pareti. Alla morte del Parravicini la Villa passa ai Visconti Borromeo e poi ai Visconti d’Aragona che, nel 1873, la cedono alla famiglia borghese dei De Ponti che la ripartiscono in tre corpi: una filanda, una abitazione padronale e uno dato in affitto con annessi cortile e giardino. Nel 1964 la Villa viene acquistata dal Comune. Nel1980 la Villa verrà restaurata su progetto dell’Architetto Amedeo Bellini e attualmente e sede dell’Assessorato alla Cultura e della Biblioteca Centrale.

logo di sesto per l’Unesco Villa Torretta

Le prime notizie relative alla Villa Torretta risalgono al 1607, iscritte su una lapide interrata durante i lavori in seguito a un incendio e sulla quale viene riportato il nome della famiglia Spinola-Anguissola, che fece erigere anche l’adiacente cappella (Oratorio) per il culto. Nel corso dei secoli la Villa appartenne a diverse famiglie nobili. Fino ai primi del ‘900 fu una frazione rurale di Sesto San Giovanni con circa 300 famiglie.
Le grandi famiglie patriarcali coltivavano a frumento e mais i vasti terreni che confinavano a nord con i campi delle Cascine Baraggia e Rabina e a est con la ferrovia. Dopo il 1903 la Villa divenne proprietà della società Ernesto Breda, che fece costruire un grande complesso siderurgico sui terreni circostanti. La Villa cominciò a decadere fino a diventare rifugio e alloggio degli operai durante gli anni della guerra. Nel 1981 il Consorzio Parco Nord rileva la Villa, che verrà restaurata dal 1997 al 2002. Gli affreschi del ’700 riguardano vedute di città e di suggestivi luoghi di fantasia. Sono presenti anche stemmi gentilizi, tra i quali quello del Re di Spagna  Filippo IV e delle famiglie Marino, Spinola, Visconti e Borromeo. L’Oratorio, adiacente alla VillaTorretta, è dedicato a Santa Margherita e sorge su un preesistente edificio religioso
medievale. Le forme architettoniche sono tardocinquecentesche. Gli affreschi, voluti da Giovan Girolamo Marino, sono attribuiti al pittore genovese Simone Barbarino e rappresentano nell’aula storie bibliche, nella cappella storie della Vergine, sulle pareti una Gloria angelica mentre è perduta la pala d’altare che raffigurava la Natività. Attualmente la Villa Torretta è sede del prestigioso Grand Hotel Villa Torretta.

logo di sesto per l’Unesco Villa Pelucca

Villa Pelucca era una tenuta agricola che prese il nome dalla famiglia Pelucchi che la abitò dal 1194. Nel XV secolo la tenuta passò ai Rabia, che, come “cives”, abbandonarono la città per trasferirsi in campagna. La Villa rappresenta il primo esempio compiuto di edificio rinascimentale in Lombardia: non ricorda più il castello fortificato e non è soltanto una cascina agricola in quanto possiede un salone di rappresentanza affrescato nel 1524 da Bernardino Luini, su volere di Gerolamo Rabia. Gli affreschi, ora conservati alla Pinacoteca Brera di Milano, si ispiravano al libro dell’Esodo. Oggi presso la villa, sede dell’Istituto geriatrico La Pelucca, grazie al Rotary Club Milium Centenario, sono state ricollocate dieci riproduzioni fotografiche su tela in grandezza originale degli affreschi,  virtualmente “restaurati”. Accanto alla villa sorge la cappella affrescata, forse dedicata a Santa  Caterina, che rappresenta l’ambiente meglio conservato del complesso. Nel 1645 la proprietà passò ai fratelli Bulgari; dai loro eredi la Villa pervenne al Regno Italico che nel 1806 l’affidò al Viceré Eugenio di Beauharnais. Spenta l’avventura napoleonica in Italia, la Villa ritornò all’Imperatore austro-ungarico e nel 1816 fu comprata all’incanto dalla famiglia Puricelli Guerra che la cedette nel 1927 al Comune.

logo di sesto per l’Unesco Villa Zorn

Fu costruita nei primi anni dell’Ottocento dalla famiglia Marzorati che vi dimora per oltre mezzo secolo. Nel 1870 viene ceduta agli Zorn, ricca famiglia austriaca che viveva a Milano.
Un esponente della famiglia, Gustav, che era un valente pittore di cavalli, si afferma alla fine degli anni ’80.
La sua notorietà lo fa incontrare con il re Umberto I, che gli commissiona un ritratto e lo onora della sua presenza nella villa di Sesto. Il parco viene arricchito di nuove pregiate e rare varietà di piante.
All’inizio del nuovo secolo la residenza Zorn è la più bella villa di Sesto.
La famiglia Zorn non è insensibile alle drammatiche condizioni della comunità contadina e interviene generosamente in tante occasioni.
Durante la prima guerra mondiale la famiglia si trasferisce in Austria e vende la villa al Conte Silva di Cinisello.
Solo nel 1947 diventa proprietà del Comune e per diversi anni ospita la sede della biblioteca centrale, oltre che diversi enti e associazioni.
Di foggia neoclassica, la villa si struttura secondo un impianto a blocco lineare con parte centrale leggermente aggettante. Il salone da ballo si trova al piano terra, nel corpo centrale.
Il parco, un tempo noto per la varietà di piante e che conserva ancora alcune tracce dell’originario impianto romantico, è pubblico.

 logo di sesto per l’Unesco Villa Mylius

Che sia stata costruita verso la metà del XVIII secolo e poi acquisita dai Mylius, o voluta, a fine secolo o all’inizio del successivo, dalla famiglia di origine austro-tedesca, certo è che la villa deve la sua notorietà ad Enrico Mylius, che, trasferitosi in Italia, si distinse nella vita imprenditoriale e intellettuale di Milano e provincia.
La residenza sestese, posizionata accanto a villa Zorn (di proprietà di un socio in affari) divenne ben presto un vivissimo salotto culturale, punto di riferimento per personalità come Carlo Cattaneo, Massimo D’Azeglio, Alessandro Manzoni e Vincenzo Monti, che vi scrisse la poesia nella quale lodava l’"aer sincero" di Sesto, luogo privilegiato per la villeggiatura ottocentesca.
Nota l’amicizia di Mylius con Goethe e il suo ruolo di intermediario tra la cultura tedesca e quella italiana; altresì nota la storia della torretta della villa, costruita appositamente perché Barnaba Oriani, astronomo e direttore dell’osservatorio di Brera, potesse studiare le stelle.
Ereditarono il mecenatismo di Enrico i suoi successori, il nipote Giorgio Melchior e la sua sposa, Sophie Vonwiller, con la scomparsa della quale, nel 1895, si conclude la storia della casata dei Mylius.
Pochi anni dopo inizia la trasformazione dell’edificio. Nel 1921 la villa diventa sede del Comune che la acquista nel 1928, avviando una serie di interventi radicali, proseguiti nei decenni seguenti: la quasi totalità delle decorazioni scompare sotto la calce; vengono via via abbattuti gli edifici rurali, per far spazio alla nuova viabilità e alle esigenze residenziali.
Risale agli anni Cinquanta, l’aggiunta, verso est, dell’ala con terrazzo; dello stesso periodo i rifacimenti interni, con sportelli e bussole in vetro per l’accesso del pubblico attraverso il portico. Col trasferimento degli uffici comunali nel nuovo municipio, la villa ospita la sede della Vigilanza urbana e, negli ultimi anni, l’Agenzia Sviluppo Nord Milano.
Nel nostro secolo interventi conservativi e l’ultimo cambio di destinazione d’uso: la villa è affidata, in comodato d’uso, all’ISEC, centro studi dedicato alla storia dell’età contemporanea. Avviato anche il recupero del giardino, conservatosi, ma modificato nella sua conformazione e trasformato, negli anni ’70, in parco con funzioni didattiche.

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