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•I fatti
   Il difficile dopoguerra 
 
Lettera del Sindaco di Sesto Camagni
al Prefetto di Milano con richiesta
di sovvenzioni per opere pubbliche,
16 aprile 1946,
(Ismec, Fondo C.L.N.)
 
  Terminata la guerra i sestesi devono fare i conti con problemi gravissimi. Vi è innanzitutto una grave mancanza di cibo e la Giunta comunale del Cln, appena insediata, affronta l'emergenza: alcuni magazzini statali vengono requisiti, coloro che nascondono derrate alimentari per la borsa nera sono perseguiti.
Contemporaneamente vengono create aziende agricole sui terreni liberi di alcune grandi imprese (Breda, Ercole Marelli, Falck). Grazie a questi e ad altri provvedimenti la città supera il momento più difficile.
Vi è poi il problema del lavoro. Le fabbriche di Sesto, se si fa eccezione per la Breda, non hanno subito pesanti bombardamenti, ma sono in ginocchio: tutte hanno prosperato con la produzione di armamenti e i loro organici si sono gonfiati.
 
Sciopero dei metallurgici al Rondò,
1959,
(Ismec, Fondo Gemignani)
 
  Ma ora la guerra è finita, bisogna pensare a riconvertire le produzioni, bisogna far fronte alla scarsità di materie prime per le lavorazioni, alla carenza di liquidità finanziaria, alla difficoltà di far muovere le merci su un territorio sconvolto dalle distruzioni.
I lavoratori e i loro organismi rappresentativi (Commissioni interne e Consigli di gestione) assumono nel periodo immediatamente successivo alla guerra un ruolo di primo piano nelle fabbriche e cercano di riorganizzare le produzioni mantenendo intatto il livello occupazionale. Il tentativo fallisce e ben presto l'iniziativa torna esclusivamente nelle mani dei proprietari che avviano delle decise politiche di risanamento e ristrutturazione che hanno alti costi sociali.
 
Sciopero degli operai della Breda
contro i licenziamenti, 1950,
(Ismec, Fondo Gemignani)
 
  Tra 1949 e 1951 le grandi imprese licenziano migliaia di individui, dopo aspre lotte di difesa dell'occupazione da parte dei lavoratori (è in questo periodo che si rafforza il mito di Sesto come "Stalingrado d'Italia", mito nato durante la Resistenza). Parallelamente, con il sostegno dello Stato che utilizza i fondi del Piano Marshall, rinnovano gli impianti e i macchinari e tagliano alcuni settori produttivi: il caso più famoso è quello della Breda che rinuncia alla produzione aeronautica.
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