torna all'indice
•I fatti
   La difficile fascistizzazione della città 
 
Gruppo di antifascisti sestesi davanti al Caffè Polo Nord,
primavera 1930,
(Parma, 1989, p. 229)
 
  Le violenze fasciste non piegano la popolazione sestese: alle elezioni politiche del 1924 il Listone fascista ottiene 885 voti, ma le tre liste di sinistra, dei massimalisti, dei socialisti unitari e dei comunisti (il Partito comunista d'Italia è nato nel 1921), ottengono rispettivamente 723, 639 e 554 voti.
I popolari sestesi, come quelli di tutta la Brianza, a differenza che nel resto d'Italia, si sono allontanati dai fascisti a causa delle violenze contro i circoli cattolici e ottengono 885 voti. La maggioranza della popolazione di Sesto mostra il proprio antifascismo e tale sentimento si rafforza dopo il delitto del deputato socialista Giacomo Matteotti.
I fascisti cercano di piegare l'opposizione con i soliti metodi: nel 1926 Giovanni Rabino, segretario comunale socialista, viene ucciso a manganellate. Nel frattempo aumentano le iscrizioni sul "registro dei sovversivi" dell'Ufficio di polizia: sono solo 3 nel 1923, divengono 335 a fine luglio del 1925, mentre nel gennaio 1927 salgono a 800.
Le fabbriche di Sesto divengono un luogo di rifugio per lavoratori antifascisti provenienti da altre regioni.


<< Avvento del fascismo  Regime e lotta clandestina >>